Pseudonimo di Aron Hector Schmitz, Svevo fu mercante, scrittore e paziente. Triestino di nascita, cosmopolita di spirito, inventò il protagonista inetto della letteratura italiana moderna — l'uomo che sa tutto di sé e non cambia nulla.
Trieste · James Joyce fu il suo insegnante d'inglese · Freud plasmò la sua narrativa · La coscienza di Zeno, 1923
Narrativa · Teatro · Novelle
Le Opere
La tramaParole chiave — clicca per approfondire
Biografia
La Vita
Aron Hector Schmitz detto Italo Svevo Trieste, fine Ottocento.
Parole
Citazioni
Letteratura e pensiero
Temi Ricorrenti
L'opera di Svevo è attraversata da ossessioni costanti: la psicanalisi freudiana, l'amicizia con Joyce, l'inettitudine, la malattia come metafora esistenziale. Qui i fili che tengono insieme i suoi romanzi.
Influenza filosofica
Svevo e Freud
Svevo lesse le opere di Sigmund Freud in tedesco, lingua in cui era pienamente competente. La psicoanalisi non fu solo una teoria medica: divenne la struttura stessa della Coscienza di Zeno. Il romanzo nasce come seduta analitica — Zeno scrive per ordine del suo dottore. Ma Svevo irride Freud tanto quanto lo usa: il paziente guarisce quando abbandona la terapia. La malattia è più vera della salute.
Amicizia letteraria
Svevo e Joyce
Nel 1907 James Joyce arriva a Trieste come insegnante di inglese. Svevo prende lezioni da lui e i due stringono una delle amicizie letterarie più fertili del Novecento. Joyce legge i romanzi di Svevo e li giudica straordinari. Quando La coscienza di Zeno viene pubblicata nel 1923, Joyce la promuove attivamente a Parigi presso Valéry Larbaud, che scrive il saggio che cambia tutto. Senza Joyce, Svevo sarebbe rimasto dimenticato.